Prato (lunedì, 16 marzo 2026) — Oggi riportiamo una breve biografia redatta da Attilio Coltorti, ex Professore di un Liceo Classico di Jesi in Provincia di Ancona, dedicata al cantante pratese Antonio Risaliti, vissuto nella prima metà dell’ottocento. Il Prof. Coltorti ha ricordato i dati salienti della carriera artistica del tenore, che per lo più si è svolta nelle Marche e nel centro Italia.
di Melania Pulizzi
Di seguito il breve scritto del Prof. Attilio Contorti:
Antonio Risaliti di Prato, un tenore del sec. XIX nel coro della Cappella Musicale di Loreto
Nato a Prato il 10 gennaio 1790, Antonio Risaliti venne ammesso per concorso nel coro della Cappella Musicale di Loreto il 17 luglio 1823, subentrando a Domenico Gaggiottini morto improvvisamente a Siena il 28 febbraio dello stesso anno.
Com’è risaputo, i cantanti che entravano a far parte del coro lauretano usufruivano di un alloggio, di una razione giornaliera di pane, vino e cera, di medicine in caso di malattia, di un contributo in denaro e, dopo 25 anni di servizio per i tenori e contralti e 30, invece, per i soprani e i bassi, di pensione e collocamento a riposo. L’impegno gravoso a cui i cantanti erano sottoposti quotidianamente, fra esercitazioni vocali e canti liturgici, era in parte compensato dai suddetti benefici che permetteva loro un’esistenza quanto meno dignitosa; oltre naturalmente al miglioramento e al progresso di ciascun cantante sul piano strettamente musicale, merito di quei prestigiosi maestri di cappella che si sono succeduti nel tempo alla direzione del coro (i maestri di Risaliti furono F. Basili, P. Bonfichi, A. Franceschini e L. Vecchiotti). Un altro aspetto positivo che riguardava i cantanti era dovuto al fatto che, su precisa richiesta, la Congregazione Lauretana poteva concedere loro licenze temporanee (permessi) per cantare nei teatri di tutta Italia ed anche all’estero. Un’opportunità che anche Risaliti, come vedremo, sfrutterà in diverse occasioni.
Come abbiamo visto, Antonio Risaliti ha 33 anni quando entra nel coro lauretano come tenore, ma la sua attività di cantante era già iniziata qualche anno prima. Ad oggi, la sua prima presenza sulla scena teatrale risale alla primavera del 1818, quando, nel Teatro di Arezzo, canta nel dramma giocoso “Gli assassini ossia quanti casi in un anno” (Alberto) di V. Trento e nella “Cenerentola ossia la bontà in trionfo” (Alidoro) di G. Rossini. Seguono “L’Italiana in Algeri” (Lindoro) di G. Rossini nel Teatro delle Muse di Ancona (carn. 1821); “La gazza ladra” (Giannetto) nel Teatro del Pavone di Perugia (carn. 1822); “Matilde di Shabran” (Corradino) di G. Rossini nel Teatro Accademici Rozzi di Siena (autunno 1822). Le successive partecipazioni di Risaliti a spettacoli teatrali lontani da Loreto, avvengono, come abbiamo già detto, per concessione della Congregazione Lauretana. A Jesi, durante il carnevale del 1823, lo troviamo fra gli interpreti del melodramma comico “Gianni di Parigi” di F. Morlacchi; alla Fiera di Fermo del 1824 canta la “Chiara di Rosembergh” (Valmore) di P. Generali; al Teatro di Reggio Emilia (carn. 1824-25) Risaliti canta due opere: “Elisa e Claudio” (Claudio) di S. Mercadante e “Luigia e Leandro ossia l’amante prigioniero” (Leandro) di L. Salvi. Nell’autunno del 1826 l’artista prende parte (insieme a Giuditta Pasini, moglie del compositore A. Nencini) alle tre opere in cartellone presso il Teatro del Genio di Viterbo: “L’ Agnese” di F. Paer, “La sposa fedele” di G. Pacini e la farsa in un atto “Lo spirito” (probabilmente si tratta dell’opera “L’errore fortunato” data sotto un titolo diverso) di A. Nencini. Durante il carnevale del 1827 è a Rimini (dove vi tornerà per una stagione nel 1833). Nella primavera del 1828 Risaliti è in trasferta a S. Severino Marche dove canta ancora la “Matilda di Shabran” e, in ottobre, ad Ascoli Piceno ripropone “Elisa e Claudio”. Al Teatro La Fenice di Camerino (carn. 1830) è fra gli interpreti del “Barbiere di Siviglia” (Conte d’Altavilla) di Rossini. A Pavia, in occasione del carnevale del 1831, è nel cast delle due opere che vengono rappresentate nel Teatro dei Quattro Cavalieri Associati: “Eduardo e Cristina” (Carlo) di Rossini e “La straniera” (Arturo) di V. Bellini. Nel 1834, al Teatro di Terni Risaliti canta “Il Pirata” (Gualtiero), melodramma in due atti di V. Bellini. Al Teatro delle Muse di Ancona, durante il carnevale del 1836, canta nelle due opere in programma: “Nina pazza per amore”, dramma buffo in due atti di P.A. Coppola (n° 8 rappresentazioni) e “Eran due ore, ed ora son tre, ossia gli esposti”, melodramma di L. Ricci (n° 9 rappresentazioni).
La fitta attività canora di Risaliti fra il 1837 e il 1843 porta l’artista ad esibirsi per lo più in teatri e chiese di località non troppo lontane da Loreto, sede della sua residenza. Infatti, nel 1837 lo troviamo ad Ancona, Urbino, Tolentino e Castelfidardo; nel 1838 canta musica da chiesa a Civitanova e Senigallia, e dal 27 settembre al primo di ottobre a Servigliano; il 5 settembre del 1839 è ancora a Tolentino per la Festa di S. Nicola; nel 1840 canta musica da chiesa a Castelraimondo; nel 1841 si esibisce a Gubbio e nel 1842 e 1843 a Montecarotto. Fra il settembre del 1844 e il marzo del 1845, Antonio Risaliti ottiene di astenersi per alcuni giorni dagli impegni con il coro per sopraggiunta malattia. Nell’aprile del 1845 il cantante viene posto a riposo per motivi di salute, seguendo a percepire un compenso annuo di 108 scudi e 78 bajocchi fino al giorno della sua morte, che avverrà il primo agosto 1860.
ATTILIO COLTORTI
Last modified: Marzo 17, 2026






