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Giovanni Morganti lascia il Pd di Prato: “Serve uno shock politico per permettere al partito di ripartire davvero”. Di seguito la sua lettera aperta

Prato (giovedì, 11 dicembre 2025) — Giovanni Morganti invia una lettera di dimissioni, che riportiamo di seguito in versione integrale, al Segretario Provinciale del Partito Democratico di Prato Marco Biagioni e ai colleghi di segreteria.

di Melania Pulizzi

“Una decisione sofferta, ma necessaria”, come esprime nello scritto, di fronte alla situazione stazionaria attuale vissuta da Partito, oltre che al “no” burocratico opposto alla richiesta di Congresso.

Al Segretario Provinciale del Partito Democratico di Prato Marco Biagioni e p.c. ai componenti della Segreteria Provinciale del Partito Democratico di Prato 

Oggetto: Dimissioni dalla Segreteria provinciale. 

“Caro Segretario, Cari Democratici, Scrivo queste righe con la consapevolezza che il tempo delle mediazioni è scaduto. Il 20 giugno 2025 è finito un ciclo politico, ma il Partito Democratico di Prato ha scelto di non farci i conti, scivolando in un pericoloso immobilismo. A spingermi a questo passo non è solo la crisi esterna, ma la presa d’atto che questa Segreteria esiste ormai solo sulla carta. È un organismo che non viene quasi mai riunito e, quando accade, è svuotato di ogni reale potere decisionale. Le scelte strategiche vengono rimandate a decisioni dirette o concordate all’interno di una cerchia ristretta, escludendo di fatto chi ha accettato formalmente questo incarico. Mi rivolgo a te, Marco. Come ti ho anticipato nel nostro incontro di alcuni giorni fa, stavo riflettendo da tempo su questa decisione. In quell’occasione ti ho espresso le stesse valutazioni che oggi confermo per iscritto. La tua proposta di svolgere il Congresso era corretta ed è stata un atto condiviso. Proprio durante l’ultima riunione di Segreteria, avevamo deciso quasi all’unanimità di percorrere quella strada, che tu stesso hai poi formalizzato alla direzione e al Partito Regionale. Il problema è nato dopo. Quando il Regionale ha bloccato tutto, adducendo giustificazioni tecniche sui tempi a ridosso delle amministrative, hai accettato quella risposta troppo a cuor leggero. Ma il Congresso è un atto politico, non una pratica burocratica. Se avessimo avuto davvero la volontà di imprimere una svolta, avremmo trovato la soluzione tecnica per celebrarlo. Invece, ci siamo fatti scudo del “non si può fare”. E ora, paradossalmente, siamo di nuovo in attesa che il Regionale ci dia una risposta su una domanda di congresso a cui avrebbe dovuto rispondere già la settimana dopo le regionali. Voglio essere altrettanto netto sul percorso alternativo che proponi oggi. Conosco la tua idea di un “percorso intermedio” per supplire al mancato Congresso, ma non la condivido e non credo che funzionerà. In una fase di delegittimazione così profonda, non bastano percorsi consultivi privi di un reale sbocco decisionale. Senza la legittimità formale che solo un congresso può dare, qualsiasi “nuova fase” nasce debole. Riconosco il tentativo che hai fatto in questi mesi per tenere insieme il partito. Tuttavia, dobbiamo prendere atto che quella strategia di “tenuta” si è trasformata in uno stallo. I fatti parlano chiaro. Sono stato tra i tanti iscritti che hanno firmato per sostenere il Congresso. Ho visto l’ultima Direzione spaccarsi, smentendo nei fatti l’immagine di un partito unito nel voler rinviare tutto. Un gruppo dirigente responsabile, di fronte a questo blocco, ha il dovere di dare uno shock al Partito. Per questo, coerentemente con quanto ti avevo preannunciato, rassegno le mie dimissioni dalla Segreteria Provinciale. Lo faccio nella convinzione che l’unico shock utile, oggi, sia azzerare questa Segreteria e ripartire subito con un Congresso. La mia non è una fuga, ma una richiesta di scelte forti. Continuare con l’ordinaria amministrazione, mentre le decisioni reali avvengono altrove, significa condannare il PD all’irrilevanza. Lascio il mio incarico in Segreteria, convinto che solo un azzeramento dei vertici possa ridare spinta alla nostra comunità politica”.

Giovanni Morganti

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Last modified: Dicembre 11, 2025
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