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Consorzio Corertex, Prato: allarme nazionale, a rischio l’intera filiera del tessile

Prato (venerdì, 25 luglio 2025) — Il Consorzio Corertex, riuso e riciclo tessile, invia un comunicato stampa per lanciare l’allarme nazionale sul rischio collasso per la filiera; le guerre e i conflitti commerciali attuali stanno portando conseguenze devastanti per il settore. 

di Melania Pulizzi

Il Consorzio Corertex rivolge alle istituzioni delle proposte di aiuti immediati per evitare già in autunno le chiusure dei primi impianti tessili, ma anche per far fronte all’invenduto nei magazzini, ai problemi legati allo stoccaggio e al crollo dei prezzi. Si chiede un cambio di passo per cambiare il sistema.

In queste settimane, il Consorzio Corertex e Confartigianato Imprese Prato, hanno inviato una lettera alle istituzioni locali e ai parlamentari del territorio per metterli a conoscenza della grave situazione di crisi che sta attraversando il settore. Azione a livello istituzionale che ha portato anche a un incontro col Presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai. 

A nome di tutta la filiera del riuso e riciclo tessile, queste le parole di Raffaello De Salvo, Presidente del Consorzio Corertex: “L’attuale congiuntura fatta di guerre e conflitti commerciali sta generando notevoli contrazioni di mercato nel settore del riuso. Una situazione che sta causando molteplici problemi di carattere economico e logistico. Anche perché queste sono condizioni che perdurano ormai da parecchi mesi, con conseguenze devastanti: dalle pesanti scorte di invenduto nei magazzini, al conseguente crollo dei prezzi, fino al problema della capacità logistica di stoccaggio. Alla luce di tutto ciò la filiera del riuso rischia il collasso. Per evitarlo chiediamo alle istituzioni di aprire un tavolo di dialogo, valutando le possibili azioni da mettere in campo per salvare il settore”.

Prosegue: “Oltre alla situazione già citata, dobbiamo aggiungere che tutti i materiali da post consumo non riusabili e quindi da destinare ad una fase di downcycling risultano non più sfilacciabili in percentuale ottimale a causa di normative più stringenti in merito alle certificazioni Iso e alle normative Reach in via di applicazione, non consentendo più il massimo riciclo e costituendo un ulteriore aggravio economico poiché tali materiali sono da destinare ad altro tipo di recupero con tutte le spese del caso. Inoltre le raccolte di indumenti usati sono aumentate di volume e nettamente peggiorate a livello qualitativo a causa dell’annoso problema del fast fashion e del super fast fashion che, oltre ad essere in diretta concorrenza con il mercato del second hand e colpevole di un utilizzo smodato di materie prime con un’eticità di produzione molto discutibile, produce un fine vita dei capi di pessima qualità difficilmente riusabile e riciclabile. Tutte queste concause stanno influenzando negativamente le dinamiche di un mercato che prima riusciva, sia pur con alti e bassi, a mantenere in equilibrio economico tutto il sistema produttivo della filiera del recupero tessile e in particolare quello dei primi impianti. In mancanza di un sostegno reale e rapido esiste il rischio concreto di un graduale ma inevitabile collasso di un intero ecosistema industriale che risulta fondamentale per la transizione circolare”. 

A rischio, spiega, c’è il Modello Prato: “Se non sarà possibile concordare delle misure di sostegno urgenti a favore dei primi impianti, anche temporanee, le raccolte di indumenti usati rischiano di fermarsi per la mancanza di possibilità di cessione. Con il conseguente aumento esponenziale dei quantitativi di rifiuti indifferenziati e costi ambientali ed economici di smaltimento, inevitabilmente a carico di Comuni e cittadini; il settore del riciclo tessile si trova in una fase critica e necessita di un supporto immediato per continuare il suo lavoro fondamentale. Maggiori investimenti e un sostegno politico sono essenziali per garantire la stabilità e la resilienza del settore. La legislazione deve adeguarsi ma è in ritardo: per costruire una casa si è voluti partire dal tetto e non dalle fondamenta. La Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e l’ESPR, con percentuali obbligatorie di contenuto tessile riciclato post-consumo,sarebbero dovute essere implementate prima che la raccolta differenziata obbligatoria dei tessili entrasse in vigore. Un’azione legislativa rapida è fondamentale per promuovere un cambiamento significativo.  Infrastrutture a rischio: c’è la reale preoccupazione che le infrastrutture necessarie vengano smantellate prima che la legislazione entri in vigore. Dobbiamo agire ora per preservare e migliorare le infrastrutture fondamentali per il successo del settore del riciclo tessile”.

Poi le misure immediate necessarie: “Esenzione Iva sugli abiti di seconda mano e materia prima seconda, così da incoraggiare l’acquisto e il riutilizzo del tessile di seconda mano, rendendo le scelte sostenibili più accessibili e competitive rispetto alla moda cinese di bassa qualità a basso costo. Servono imposte elevate sulle importazioni di abbigliamento ultra-fast-fashion, imponendo dazi significativi per scoraggiare il consumo non sostenibile e sostenere gli sforzi di riciclo locali. Riduzione dei costi di gestione dei rifiuti scartati, applicando tariffe di incenerimento e/o conferimento in discarica fortemente agevolate, molto vicine allo zero. Evitare la raccolta di materiali impropri, non riutilizzabili e non riciclabili, che contribuiscono a danneggiare il già delicato equilibrio del settore. In tal senso proponiamo campagne di comunicazione dedicate sulle buone pratiche da adottare”.

In conclusione fa il punto sull’Europa. “Alcuni Paesi hanno già previsto contributi economici a favore di chi valorizza gli scarti tessili e la Germania ha in previsione di farlo nel 2026 – conclude -. Citando le parole della Commissaria ambiente UE Roswall, senza interventi regolatori ed economici urgenti l’industria europea del riciclo è a rischio, gli Stati Membri anticipino l’Epr tessile”.

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Tag: Last modified: Luglio 25, 2025
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